L’ultimo post è di gennaio. Non che la dispensa fosse vuota di pensieri.
In realtà era piena più che mai. Il 3 febbraio infatti mi sono laureata. 110 e lode. Direi che è andata più che bene. Ho festeggiato la sera stessa. Eravamo tutti riuniti in uno dei momenti più felici della mia vita e pensavo veramente che quello fosse il mio apice, la sensazione più piena che potessi provare. Poi il mio compagno si è inginocchiato e mi ha chiesto di sposarmi e lì veramente ho pensato che di felicità si potesse morire.
Riguardandomi indietro (sembrano passati cento anni o poco più), mi accorgo che la vera gioia è stata condividere quel momento con gente che portavo nel cuore. Far tintinnare i bicchieri, appoggiarsi guancia a guancia o semplicemente esserci.
Ora quel giorno vale ancora di più. Ora che la mia vita è sospesa, dopo 30 giorni esatti senza il mio compagno, il contrasto è veramente forte. Non ho mai pensato alla solitudine come a un male, penso che sia in qualche modo necessaria. Capisco che le cose cambieranno, che l’incertezza ci guiderà per lungo tempo e capisco che dopotutto è sempre stato così, solo che in passato non c’è quasi mai stato modo di fermarsi a rifletterci bene. Riflettere su cosa significhi per noi stessi, per le nostre vite, per la quotidinità, per tutte le piccole cose. Quante risorse abbiamo a nostro favore, quali sono le nostre paure, dove vorremmo essere. Permetteremo ancora a un’ illusione di bloccarci, ora che qualcosa di reale veramente ci tiene fermi? Quante volte non usciamo, non partiamo, non chiamiamo qualcuno, o semplicemente rinunciamo? Quante cose potremmo fare ora se non fossimo a casa e quante cose c’erano da fare a casa senza che le abbiamo mai fatte.
Per me questo è l’anno del tempo. Qui si misura lo scarto tra il prima e il dopo. Non siamo mai stati così tanto richiamati al presente e, qui e ora, senza che percepiamo lo scricchiolio delle ossa, a poco a poco, cresciamo e per ricordarlo a me stessa, ho intrapreso una sfida che al giorno d’oggi è di gran moda;) : il lievito naturale.

Per farlo mi sono affidata alle indicazioni di Stefano Barbato. Sono ormai al secondo rinfresco e quello che accade è che nonostante sia un procedimento decisamente lungo, per quanto a fissarlo il mio lievito naturale sembri perfettamente immobile, in realtà, il giorno dopo mi accorgo che sta crescendo e che il tempo trascorre facendolo maturare.

Ho iniziato Domenica, ma già fa parte della famiglia, per questo gli ho dato un nome: Lawrence. Sono piuttosto soddisfatta. Quando mi sento troppo ferma, quando penso che il tempo non stia passando abbastanza velocemente, guardo le sue bollicine e capisco che il tempo non deve passare in fredda e, soprattutto, siamo noi a non dover passare in fretta nel tempo.
















