Lawrence (le mie bolle in quarantena)

L’ultimo post è di gennaio. Non che la dispensa fosse vuota di pensieri.
In realtà era piena più che mai. Il 3 febbraio infatti mi sono laureata. 110 e lode. Direi che è andata più che bene. Ho festeggiato la sera stessa. Eravamo tutti riuniti in uno dei momenti più felici della mia vita e pensavo veramente che quello fosse il mio apice, la sensazione più piena che potessi provare. Poi il mio compagno si è inginocchiato e mi ha chiesto di sposarmi e lì veramente ho pensato che di felicità si potesse morire.

Riguardandomi indietro (sembrano passati cento anni o poco più), mi accorgo che la vera gioia è stata condividere quel momento con gente che portavo nel cuore. Far tintinnare i bicchieri, appoggiarsi guancia a guancia o semplicemente esserci.

Ora quel giorno vale ancora di più. Ora che la mia vita è sospesa, dopo 30 giorni esatti senza il mio compagno, il contrasto è veramente forte. Non ho mai pensato alla solitudine come a un male, penso che sia in qualche modo necessaria. Capisco che le cose cambieranno, che l’incertezza ci guiderà per lungo tempo e capisco che dopotutto è sempre stato così, solo che in passato non c’è quasi mai stato modo di fermarsi a rifletterci bene. Riflettere su cosa significhi per noi stessi, per le nostre vite, per la quotidinità, per tutte le piccole cose. Quante risorse abbiamo a nostro favore, quali sono le nostre paure, dove vorremmo essere. Permetteremo ancora a un’ illusione di bloccarci, ora che qualcosa di reale veramente ci tiene fermi? Quante volte non usciamo, non partiamo, non chiamiamo qualcuno, o semplicemente rinunciamo? Quante cose potremmo fare ora se non fossimo a casa e quante cose c’erano da fare a casa senza che le abbiamo mai fatte.

Per me questo è l’anno del tempo. Qui si misura lo scarto tra il prima e il dopo. Non siamo mai stati così tanto richiamati al presente e, qui e ora, senza che percepiamo lo scricchiolio delle ossa, a poco a poco, cresciamo e per ricordarlo a me stessa, ho intrapreso una sfida che al giorno d’oggi è di gran moda;) : il lievito naturale.

Lawrence

Per farlo mi sono affidata alle indicazioni di Stefano Barbato. Sono ormai al secondo rinfresco e quello che accade è che nonostante sia un procedimento decisamente lungo, per quanto a fissarlo il mio lievito naturale sembri perfettamente immobile, in realtà, il giorno dopo mi accorgo che sta crescendo e che il tempo trascorre facendolo maturare.

Le bollicine di Lawrence

Ho iniziato Domenica, ma già fa parte della famiglia, per questo gli ho dato un nome: Lawrence. Sono piuttosto soddisfatta. Quando mi sento troppo ferma, quando penso che il tempo non stia passando abbastanza velocemente, guardo le sue bollicine e capisco che il tempo non deve passare in fredda e, soprattutto, siamo noi a non dover passare in fretta nel tempo.

Economia della fame

Non è come viaggiare.
Non è come andare da qualche parte, come fare le valigie, programmare un dove, fermarsi lungo la strada, riposarsi e ripartire.
Penso sia più come una tavola più o meno imbandita, a cui sedersi con la propria fame. Lo stomaco che reclama, si contorce, pieno di vuoto e desiderio che rende grandi gli occhi, umide le labbra e teso l’umore. Teso a ogni profumo, a ogni sfrigolio, movimento d’aria e rumore.
A volte qualcuno si siede accanto a noi, a volte qualcuno di fronte, a misurare la nostra fame, ma ogni volta è come ricominciare, mai sazi per intero, con corpi ingordi di sapore.

È così che mi sento: affamata. Non pronta ad andare chissà dove, ma ferma al mio posto, impegnata a controllare quello che mi resta in dispensa per capire cosa farne. Economia delle risorse, economia della fame.

Aperitivo di pesce

Ogni anno il 31 dicembre mi fermo a pensare. È il riflesso condizionato da ogni rito di passaggio, guardarsi alle spalle, tirare le somme. Quest’anno poi si chiude un decennio e se ci penso bene in questi dieci anni ne ho passate tante, molte delle quali non mi sarei neppure immaginata, sia nel bene che nel male. Ho detto addio e ho dato il benvenuto, mi sono laureata, sono andata a lavorare, ho lasciato il lavoro e sono tornata all’università; sono andata a convivere e ho perso il mio gatto dopo 19 anni di vita passati insieme, per trovare un nuovo piccolo amico con cui passare le giornate; sono stata male, ho toccato il fondo, ho iniziato a correre; ho aperto questo blog, ho finito gli esami, la mia tesi e ho scritto, letto, cantato e diretto la mia vita in strade, vicoli e passi.

Se penso che il 2020 sarà l’anno della mia laurea, l’anno in cui di nuovo dovrà tutto cambiare, un po’ mi tremano le gambe, ma è solo emozione, di quella che ti conferma d’essere in vita e allora prendiamoci questi brividi, questa smania di fare, perché il senso di questo veglione, che stasera ci aspetta, è che per ogni fine c’è un nuovo inizio e nel cambiamento è il movimento che ci sottrae ad ogni timore. Domani un nuovo giorno, un nuovo anno, ogni istante un nuovo inizio da contare.

OLIVE FRITTE DI PESCE

Per questa serata speciale ho pensato di rivisitare un piatto tipico marchigiano, più precisamente sambenedettese: le olive fritte di pesce. La ricetta che vi propongo non è tipica, perchè purtroppo ho faticato a trovarne una univoca che mettesse tutti d’accordo, per cui non me ne vogliano a male gli amici di San Benedetto del Tronto, anzi, spero vorranno rendermi partecipe della loro bontà lasciandomi magari una loro ricetta da provare 😛

INGREDIENTI:

  • 250 Olive giganti
  • 1 gallinella di mare
  • 100 g sardine
  • 150 g pesce spada
  • prezzemolo
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • noce moscata
  • sale
  • 2 uova
  • farina
  • pangrattato
  • olio per friggere

Le quantità come mio solito sono assolutamente indicative perché ho fatto tutto a occhio e ho preso il pesce fresco che ho trovato in pescheria, quindi variate pure 😀 .

PROCEDIMENTO:

Lessate il pesce e togliete pelle, lische e teste. Frullatelo poi con il parmigiano, la noce moscata e il prezzemolo. Otterrete così la farcia per le olive.

Io ho avuto la fortuna di trovare olive giganti denocciolate, le ho quindi semplicemente lavate per togliere il loro sapore un po’ troppo salmastro e le ho poi, pazientemente, riempite, ma se avete tempo di fare tutto il procedimento necessario per fare un buon lavoro, dovrete liberare le olive dal nocciolo incidendole a spirale. Così facendo potrete farcirle più abbondantemente.

Una volta farcite le olive passatele prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato.

Scaldate l’olio finché non sarà ben caldo e immergete le vostre olive di pesce finché non saranno ben dorate.

Scolate e servite ben calde 🙂

Oggi in cucina avevo anche il mio compagno, con cui ci siamo divertiti (io molto, lui un po’ meno…) a preparare l’aperitivo per questa sera.

Dopo aver fatto le olive ci era avanzata della farcia e così ho pensato a dei mini burger di mare:

MINI BURGER DI MARE

INGREDIENTI BURGER DI PESCE:

  • Farcia per le olive fritte di pesce (vedi sopra)
  • 1 uovo
  • pangrattato
  • farina
  • erbette varie
  • pepe
  • aglio (uno spicchio piccolissimo)
  • olio per friggere

INGREDIENTI PER I PANINI:

  • 300 g di farina
  • 30 g di burro
  • lievito secco istantaneo
  • un cucchiaino di zucchero
  • un cucchiaino di sale
  • 1 uovo
  • 1 tuorlo per spennellare
  • sesamo per guarnire

INGREDIENTI PER LA FARCIA DEI MINI BURGER DI MARE

  • salsa rosa
  • rucola
  • pomodorini
  • buger di mare

PROCEDIMENTO:

Come prima cosa ho preparato i panini impastando gli ingredienti. Siccome andavo di fretta ho usato del lievito secco istantaneo e non ho dovuto fare quindi le varie lievitazioni. Ho quindi fatto semplicemente delle piccole palline (circa 50 g), le ho spennellate con il tuorlo sbattuto e le ho cosparse di sesamo.

Ho cotto i panini a 180°C per circa venti minuti e li ho poi messi da parte a freddare.

Alla mia farcia per le olive fritte di pesce, ho aggiunto un uovo, pan grattato, pepe, pochissimo aglio e qualche erbetta tipo maggiorana ed erba cipollina. Dall’impasto ottenuto ho realizzato delle piccole polpettine schiacciate (per la grandezza regolatevi sulle dimensioni dei panini). Le ho passate nella farina e le ho fritte in olio bollente fino a doratura.

A questo punto non resta che aprire in due i panini, e farcirli con salsa rosa, pomodirini a rondelle, qualche fogliolina di rucola e i burger di pesce.

Ottimi da servire come finger food insieme alle Olive fritte di pesce questa sera con un bicchiere di vino bianco per brindare 🙂

Auguro a tutti, dalla mia piccola Dispensa, un felice anno nuovo 🙂

Cavallucci di Apiro

Ricordo una distesa di pecorelle, pastori, alberelli e sassi dalle forme più strane. La casa profumava di muschio e il gigantesco pino, che anni dopo sarebbe stato abbattuto, oscillava davanti alla finestra del balcone. Intrecci di luci e le nostre risate nel corridoio, carreggiando scatoloni dal ripostiglio alla sala: occupavamo ogni spazio della casa con il Natale. A capo zio coordinava me e mia sorella tra fili d’angelo, fiocchi e palline. Il presepe però era l’opera prima, quel momento fondamentale che tra carte di cieli stellati, montagne ingegnose di legno, muschio e breccia, sembrava più una campagna marchigiana che Betlemme a dicembre. Nonno e zio avevano realizzato delle piccole casette di cartone dove infilavamo le lucine, illuminando i piccoli focolari immaginari. Poteva volerci tutto il giorno ed era un giorno di festa tra me, mia sorella e mio zio. Cominciavamo giorni prima a progettare e a profumare di vaniglia.

Questa notte ho sognato mio zio. Manca come a certe notti mancano le stelle e a Natale tengo tanto a quelle musiche, a quei profumi, di muschio, vaniglia, mandarino e torrone, perché me lo sento vicino, tra me e mia sorella a scaldarci il cuore e in ogni lucina, campanella e decorazione, penso che ho avuto anni di gioia e che non è mai stato bello solo perché fosse Natale, ma perché c’era chi ci teneva che sentissi la festa, quelle musiche e quei profumi.

CAVALLUCCI di APIRO

Ripieno:

  • 250 g di noci tritate
  • 100 g di nocciole tritate
  • scorza grattuggiata di un limone
  • uvetta
  • 200 g circa di pan grattato
  • cacao
  • caffè
  • rum
  • varnelli
  • 150 g di zucchero
  • 100 ml di sapa

Pasta:

  • 5 uova
  • 150 ml di olio di semi
  • varnelli
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • 50 g di zucchero
  • 500 g circa di farina 00

Procedimento:

La sera prima preparate il ripieno mescolando tutti gli ingredienti e riponeteo in frigo ad insaporire. La consistenza dovrà essere piuttosto umida perché il pan grattato assorbirà la sapa e il giorno dopo rischierebbe di essere troppo asciutto. Regolatevi di conseguenza, aggiungendo se necessario un po’ di sapa e/o liquori.

Quando il ripieno si sarà ben insaporito preparate la pasta che andrà stesa per qualche mm di spessore. Ricavate dei dischetti e riempiteli con il ripieno. Ottenete dei cannelloni e sigillateli ai bordi con una forchetta.

Infornate i vostri cavallucci a 180°C per circa 30 minuti (finché non saranno dorati) e poi lasciateli raffreddare. Potete cospargerli con Alchermes e zucchero per renderli ancora più dolci e colorati.

Io vi consiglio di consumarli il giorno seguente. I cavallucci infatti si conservano a lungo dentro a un sacchetto di palstica ben chiuso e diventano più buoni a distanza di un giorno o due e, anche per questo, sono perfetti da regalare durante le feste.
Ne esistono tante varianti, si può dire che ogni casa di Apiro e dintorni abbia la sua versione. E voi come li fate? 🙂

Cioccolato…

…mi ricorda certe sere profumate, di note argentate, dorate, tintinnii e tazzine di caffè incastonate tra molliche, bucce di mandarino e canditi scartati. Mi ricorda certi pomeriggi per le strade a sorseggiare luci calde di cannella e noce moscata. Mi ricorda una bocca di Rum e baci. Mi ricorda l’inverno e poi il Natale e il paese in festa, i dolci e perché no? Anche la pasta.

Domenica ci sarà la Cioccovisciola, qui, a Pergola (PU) e aspetto con trepidazione il finesettimana per fare l’albero 🎄 e per fare una passeggiata tra i mercatini, gli spettacoli, i suoni e la magia 🎇 di questo prezioso evento ricco di spunti. Così, nell’attesa ho aperto la Dispensa e ci ho trovato una tavoletta di cioccolato extrafondente Marcantognini. Non sapete il piacere che ho provato quando l’ho scartata. A me il cioccolato piace fondente, per il suo gusto deciso e avvolgente. Ho deciso che sarebbe stato perfetto per pranzo: tagliatelle al cioccolato con un buon ragù bianco.

Carne e cioccolato sono un’accoppiata vincente da provare! Per la pasta mi è bastato aggiungere per ogni uovo, 15 g di cioccolato fondente, sciolto a bagnomaria. Io ho usato una farina di semola integrale, ma potete usare anche una farina di semola normale e il risultato sarà comunque ottimo. Dopo una mezz’ora di riposo ho preso la pasta e l’ho stesa con il mattarello e una volta raggiunta la consistenza desiderata (non troppo sottile), ho ricavato le mie tagliatelle.

Il condimento di carne è forse ancora più semplice: ho usato del macinato misto, aglio, carota, vino, una spruzzata di succo d’arancia, un chiodo di garofano, sale e pepe. Lasciate cuocere il ragù almeno un’ora a fuoco lento aggiungendo acqua se necessario.

Una volta messa a bollire l’acqua, alle tagliatelle al cioccolato fatte in casa è bastato pochissimo per essere cotte. Le ho saltate velocemente in padella con il ragù bianco per far amalgamare bene il condimento ed ecco in tavola un piatto ricco di aromi e sapori che non ti aspetti.

Una buona idea per Natale e un’ottima scusa per andare a Pergola e comprare un’altra barretta di cioccolato fondente e una bottiglia di golosa Cioccovisciola 😛

Zuppa di Cicerchie

Alle 6 di mattina,è così freddo… la pioggia contro i muri e le persiane, il ronzio degli elettrodomestici in cucina, sul tavolo i libri lasciati lì la sera prima e sui vetri la condensa. Verrebbe da riannodare su se stessa la giornata per ridurla al fascio di coperte e lenzuola su cui stavo poco prima e invece il gatto ha fame, la macchinetta del caffè è già calda e la sera prima ho lasciato un capitolo in sospeso. Ma il freddo rimane. Poco importa. Sono sola col gatto, nessuno mi deve vedere… darò il peggio di me: dolcevita, maglione, tuta infilata nei calzini (rigorosamente con cuoricini e pallini) e plaid. Sembro un foglio accartocciato fra i libri. Occhiali su occhiaie su testi.
Fra le tende a poco a poco viene filtra la luce e si fa giorno, ma la pioggia impietosa prende a scrosci la terra.
Ci ha messo in ammollo, mi viene da pensare, e nel pensare ricordo la cicerchia che ho messo in ammollo da ieri. Le cambio l’acqua e mi rimetto sotto al mio plaid tra le nuvole a picchiettare.

Quando alzo gli occhi è quasi ora di pranzo. Riposo gli occhi e ne approfitto per preparare la zuppa di cicerchie.

ZUPPA DI CICERCHIE

zuppa di cicerchie

50 g di cicerchie per porzione
pomodori secchi
carota
sedano
cipolla
rosmarino
alloro
olio
aglio
una pagnotta di pane*

-Mettere in ammollo per 24 ore le cicerchie ricordado di cambiare spesso l’acqua.

-In un po’ d’olio ho lasciato soffriggere uno spicchio d’aglio, un trito di carota, sedano e cipolla e pomodori secchi (io ne avevo in casa, ma potete usare anche pomodori freschi). –

-Una volta appassiti ho aggiunto la cicerchia scolata e sciacquata.

-Aggiungete dell’acqua fino a coprire la cicerchia, un rametto di rosmarino e una foglia di alloro.

-Salate e lasciate cuocere per circa un’ora e quando necessario aggiungete acqua.

-A cottura ultimata ho preso una pagnotta di pane, l’ho scavata e l’ho riempita con la zuppa di cicerchie. Se non avete la pagnotta potete semplicemente serire la zuppa di cicherchie in un normale piatto e gustarla con qualche crostino.

La prima volta che ho mangiato la zuppa di cicerchia è stato alla Festa della cicerchia a Serra de’ Conti (AN). Una festa genuina dove colori, profumi e sapori illuminano e scaldano per le strade del paese. Ci torneremo questo sabato per curiosare tra le bancarelle e per assaggiare qualche piatto tipico della tradizione e spero proprio di riportare qualcosa di buono in dispensa 😛

*Il pane l’avevo precedentente preparato con la farina di tipo 2. In genere lo preparo la domenica quando ho un po’ più di tempo. Ne preparo sempre qualche pagnotta in più da tenere nel congelatore e devo dire che una volta riscaldato in forno è sempre buono come appena sfornato.

Torta soffice di Pere e cacao

Ho avuto un profondo momento di sconforto la scorsa settimana.
Senza un lavoro, immersa nella tesi, sola soletta con un gatto pestifero (sì, il piccoletto sta bene, ma è giusto un pelino iperattivo :S )… è arrivato un momento in cui mi sono sentita così stanca che non ho potuto fare altro che spegnere il pc. Ho preso così il micio (che stava cercando disperatamente di smontarmi la libreria) e mi sono messa a vagare per il giardino con a fianco il piccolo demonio che trotterellava sbranando foglie, legnetti e, per farla breve, ogni cosa.
L’aria fredda di novembre mi soffiava impietosa nei piensieri, il livore delle foglie mi ricordava l’inesorabile trascorrere del tempo mentre io me ne stavo lì, sola coi miei intimi tormenti. Rodger (così si chiama il piccolo pon pon del male) intanto preparava l’ennesivo crudele agguato, questa volta sperimentando le sue doti di provetto scalatore, ma io non mi curavo di lui… avevo troppo di cui tormentarmi. Dove mi avrebbe portato la mia tesi? Avevano avuto un senso gli ultimi due anni (quasi tre) spesi all’Università? Avrei mai più avuto due spicci in tasca? Intanto il male inesorabile scalava i rami e io, tapina, mi accucciavo mesta sotto alla pianta, scansando il flebile sole autunnale, come uno spettro cela la sua inconsisenza agli sguardi.

Una nube aggravò tetra la mia sofferenza e infine il mio occhio non seppe più tenere tutto il grave peso della mia anima, così Rodger decise allora che la mia immobile persona sarebbe stata il suo comodo cuscino, ad accogliere soffice un’immediata discesa. Ma il piccoletto è ancora ciacio, così, preparato il salto con la spinta, il piede cede, scivola, si aggrappa. Una pera sviene al tremito del ramo e mi centra in testa, proprio nel centro. Alzo il capo e il demonio sta lì, con la panza tonda, trattenuto dalle due zampe come un provetto Yury Chechi e infine cade e il mio naso ancora bene lo ricorda.

Preso per la collottola il piccolo mostro, col naso segnato da una cicatrice sanguinante per tutta la sua lunghezza e raccolta con l’altra mano pure la pera, me ne rimango un secondo a pensare: voglio star qui a farmi prendere a pere in testa o voglio disinfettarmi il naso, mettere in castigo il disgraziato e fare una bella torta di pere e cacao?

TORTA DI PERE E CACAO

Ingredienti

2 uova
120 g di zucchero
160 ml di latte (io ho usato latte scremato senza lattosio)
80 ml di olio di semi
50 g di fecola di patate
50 g di cacao in polvere
1 bustina di lievito per dolci
farina 00 (non so dirvi la quantità esatta perché ho fatto a occhio fino a raggiungere una consistenza cremosa, né liquida né soda)
2 pere
un bicchierino di liquore all’anice

Procedimento

-Ho prima di tutto unito uova e zucchero e li ho sbattutti fino a ottenere un composto bianco e spumoso;

-Ho poi aggiunto latte e olio e ho continuato a miscelare gli ingredienti;

-Ho setacciato nell’impasto fecola, cacao, farina, e lievito e vi ho poi versato il bicchierino di liquore all’anice (non aggiungete mai i liquori direttamente insieme alle uova!)

-Ho tolto la buccia alle pere e le ho tagliate a fettine sottili. Qualche pezzettino l’ho aggiunto all’impasto, il resto l’ho usato per guarnire la torta una volta messa nello stampo.

La cottura è a 180°C per circa 40 minuti.

p.s. Ho aggiornato il post di Halloween con le foto, se ve lo siete perso eccolo qui

Una cena per Halloween

Te se rizzn i pei a gic d sera
ma la nott riva prest
p’aprì a novembr ‘l porton
colmò passn i spifferi e col vent le foi
e armani sotta i lampioni
giacci lumini for d’i scuron
Nebbia e guazza, n’occhi big che t v’arda
mentr ch t’inciampi e rompi na trocca
secca d’ radc e pregna d torba.

Giù pe’l pozz na voc
e na nottla ntla piazza.

Bocca oltr sotta l’arc e archiappa la via
cova Sprvengl a Fratt e quant passi t pia,
dietra la fratta,
oltr pla curva,
sotta la cerqua,
nten mezz d’l’incroc
quatt quatt t nasa

È ner com el bobo
tira via a gi a casa.

Ogni anno ad Halloween scelgo un tema e poi organizzo una cena insieme a mia sorella e al mio compagno. Abbiamo negli anni fatto una cena a tema “cannibalismo”, una per i”fantasmi”, lo scorso anno per le “streghe” e quest’anno ho pensato più in generale di pensare alla tradizione quindi un Halloween che fosse più Samhain .

La cena sarà questa sera, per cui caricherò poi le foto, vi anticipo però il menù dedicato all’ingrediente più caratteristico di questa festa: la zucca;)

  • Crostini di pane ai cereali con patè di fagioli neri
  • Ravioli di zucca
  • Zucca ripiena
  • Torta di zucca
  • Brulè di mele

Patè di fagioli neri


Ho messo in ammollo i fagioli neri la sera prima e poi li ho cotti con brodo, una foglia di alloro e rosmarino. Li ho cotti per circa un’ora poi li ho frullati con noci, semi di zucca tostati e una noce di burro. Il risultato è stato un patè cremoso da spalmare sopra il pane tostato.

Ravioli di zucca

Avendo intagliato la zucca (mantovana) mi è avanzato circa 1 kg di polpa, l’ho quindi cotta al vapore per realizzare poi una purea che ho usato per un terzo nella pasta all’uovo che ho steso a mano (ma se volete potete usare tranquillamente la macchinetta).
La restante purea l’ho usata per il ripieno. Per realizzarlo ho seguito questa ricetta che avevo visto tempo fa ed era da tanto che volevo provare 😛

Zucca ripiena

-La zucca mantovana mi è servita principalmente per questa preparazione.
Ingredienti:
– 5oo g di spezzatino
– 300 g di zucca
– 200 g di patate
– 4 funghi champignon
– 2 cucchiai di farina
– vino
– cipolla, carota e sedano per soffritto
– olio d’oliva
-brodo q.b.

In un filo d’olio, fate appassire lentamente il trito di cipolla, carota e sedano, intanto tagliate la carne e dopo circa una decina di minuti aggiungetela al soffritto.
Mantenete il fuoco basso: la carne dovrà cuocere lentamente.
Aggiungete i due cucchiai di farina setacciata e continuate a far rosolare.
Fate sfumare con un po’ di vino e aggiungete poi un mestolo di brodo. Salate e chiudete la pentola. Lasciate cuocere controllando di tanto in tanto se necessita di altro brodo.
Dopo circa mezz’ora potrete aggiungere le patate tragliate a dadini, i funghi e poi la zucca (in ultimo perché ha bisogno di poco tempo per cuocere).

La polpa di zucca l’ho ottenuta intagliando la mantovana che, una volta svuotata ho messo in forno per una quarantina di minuti a 180°C (a seconda della grandezza e del tipo di zucca potrebbe volerci più o meno tempo).

A cottura ultimata ho messo lo spezzatino nella zucca per una presentazione ad effetto 😉

Torta di zucca

Per la torta di zucca vi rimando a questo blog perché la ricetta mi è piaciuta molto e il risultato è stato ottimo: una torta soffice, con la giusta dolcezza, ottima anche il giorno dopo per fare colazione 😀

Brulè di mele

I miei genitori sono stati in vacanza in Trentino tempo fa e mi hanno portato una buonissima bottiglia di succo di mele allo zenzero. Le mele sono un alimento importantissimo nella tradizione di questa festa, così ho pensato di abbinare le mele ai miei nuovi calici di terracotta in una bevanda calda perfetta per i primi freddi di questi giorni, adatta a grandi e bambini. Il procedimento è lo stesso del Vin Brulè, solo che al posto del vino ho messo a bollire il succo di mele ( in questo caso allo zenzero) più spezie varie come cannella, chiodi di garofano e anice.

E voi? Con quali ricette avete festeggiato questa serata? Fatemi sapere 😛

Buon Halloween e buon divertimento 😉

Tagliatelle alla rapa rossa

In questi giorni sto scrivendo poco in Dispensa, ma la tesi si prende la maggior parte del mio tempo, ma non dei miei pensieri (e forse questo è un male :S).
Ieri, ad esempio, stavo scrivendo un paragrafo sulle origini del cinema italiano e ho praticamente passato tutta la mia giornata in bianco e nero, così stamattina, quando mi sono svegliata, avevo una gran voglia di colore.
Controllo che cosa avevo in dispensa e mi ritrovo sotto mano una rapa rossa. Allora va bene parlare di cinema italiano, va bene fare la pasta, ma oggi si fa con un po’ più di colore 😉

Non ho usato le uova, solo farina di semola, circa metà rapa lessata e frullata, un pizzico di sale e la voglia di stendere la pasta.
Per condirla ho usato funghi, castagne e salsiccia (non è proprio un piatto leggero, lo so, ma in fondo è venerdì… domani mattina andrò a correre 😛 ).

La rapa è un ingrediente interessantissimo, ricco di proprietà. Nella pasta, così come l’ho usata io, non altera il sapore, quindi serve a dare semplicemente un po’ di colore al vostro piatto. In questo senso potete usare tutta una varietà di alimenti per dare colore alle vostre tagliatelle vegane (curcuma per il giallo, erba cotta per il verde, carbone vegetale per il nero…) presentando così dei piatti dall’aspetto insolito, senza limitarvi con la fantasia per qualsiasi condimento.

Ora me ne torno zitta zitta alla mia tesi.

Buon fine settimana :*

Biscotti al mosto e anice

Mosto e anice e fuori la pioggia.
Il ticchettìo e le foglie ripiegate verso terra. Stivali di gomma, sottovasi ricolmi e nuvole spente.
Si farà giorno domani, perché oggi si fa ottobre e ottobre è livido, come un’ammaccatura, un ramo secco, un grappolo.
Mi restano calde le mani, nonostante la penombra fredda, di taglio, fra gli scuri e l’odore dolce di mosto e anice e fuori la pioggia.

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Avrei voluto scrivere dei più tradizionali maritozzi col mosto, deliziosi in questo periodo,da gustare con la crema di nocciole. Invece ho avuto poco tempo e ho dovuto trovare una ricetta più veloce per raccontarvi le mie suggestioni sul mosto e ottobre. Ho pensato a dei biscotti che sono venuti buonissimi e con un aspetto e un sapore decisamente rustici. Provare per credere 🙂

Ricetta:

  • 2 uova
  • 100 g di zucchero di canna
  • 80 ml di olio di semi di girasole
  • 1 bicchiere di mosto
  • vanillina
  • semi di anice q.b.
  • 500 g di farina tipo 2
  • 1/2 bustina di lievito per dolci

Procedimento:
mescolate gli ingredienti aggiungendo per ultimo il lievito per dolci poi, dopo aver preparato le teglie per riporre i biscotti, date all’impasto la forma che più preferite. Io ho realizzato delle semplicissime ciambelline come potete vedere in foto 🙂
Una volta realizzati i biscotti al mosto e anice, infornateli a 180°C finché non saranno dorati (ci vorranno una decina di minuti circa).

Per i miei biscotti al mosto e anice ho preferito la farina tipo 2 del Molino Paolo Mariani, una farina che preferisco per molte mie preparazioni, dal pane alla pizza, per dar loro un gusto più ricco che a casa mia piace molto, ma potete anche optare per una più classica farina 00.

P.S. Nel mio ultimo articolo ho raccontato dei cuccioli abbandonati che ho trovato dietro casa mia.
Purtroppo il più piccolino dei due non ce l’ha fatta.
Nonostante il dispiacere e nonostante tutto quello che ha passato, il secondo trovato è ancora con noi.
Stiamo ancora cercando un nome e si accettano suggerimenti 😉 😀