Zagara (biscotti al limone)

Una luce di taglio entra nella stanza, attraversa il vetro e proietta i batuffoli di pioppo sulla libreria e fra i pensieri. Il bianco è una danza silenziosa nell’aria, un ricamo di pizzo su maggio, un tulle leggero fra le rose sbocciate.

Avrò fiori trai capelli? Ci saranno poesie bianche fra le luci a rinfrescare la sera? Penso al mio matrimonio, il prossimo anno, e mi scopro a immaginare profumo di limone. Lo cerco nella stanza, ma non lo trovo, ho solo la luce calda che illumina ogni cosa e tanto mi basta: oggi zagare. Prendo la farina.

Ingredienti:

  • 1 uovo
  • scorza grattuggiata di un limone biologico
  • succo di un limone
  • 60 ml di olio di semi di mais
  • 80 g di zucchero
  • 50 g di fecola di patate
  • 200 g circa di farina OO
  • vanillina
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • marmellata per farcire (facoltativo)

Mescolate gli ingredienti lasciando per ultimo il cucchiaino di lievito per dolci. La consistenza dovrà essere quella di una sorta di frolla. Quando il panetto sarà ben omogeneo stendetelo sulla spianatoia aiutandovi con il mattarello e ricavate i vostri biscotti della forma e della dimensione che più vi piace.

Io, volendo realizzare dei fiori, ho ricavato dei dischetti di circa 6 cm e vi ho poi applicato un taglio per poterli arricciare su se stessi.

Così facendo ho ottenuto delle roselline da poter riempire con della marmellata (io ho usato della confettura di albicocche).

Le zagare vanno cotte in forno statico preriscaldato a circa 170°C per una quindicina di minuti. Lasciatele ben distanziate perché cresceranno durante la cottura 😉

Questi biscotti al limone sono perfetti da gustare al pomeriggio con una bella tazza di tè, oltretutto sono un’ottima alternativa per chi, per varie ragioni, non può usare il burro.

Come sempre sono curiosa, fatemi sapere se vi sono piaciute 😘

Cavallucci di Apiro

Ricordo una distesa di pecorelle, pastori, alberelli e sassi dalle forme più strane. La casa profumava di muschio e il gigantesco pino, che anni dopo sarebbe stato abbattuto, oscillava davanti alla finestra del balcone. Intrecci di luci e le nostre risate nel corridoio, carreggiando scatoloni dal ripostiglio alla sala: occupavamo ogni spazio della casa con il Natale. A capo zio coordinava me e mia sorella tra fili d’angelo, fiocchi e palline. Il presepe però era l’opera prima, quel momento fondamentale che tra carte di cieli stellati, montagne ingegnose di legno, muschio e breccia, sembrava più una campagna marchigiana che Betlemme a dicembre. Nonno e zio avevano realizzato delle piccole casette di cartone dove infilavamo le lucine, illuminando i piccoli focolari immaginari. Poteva volerci tutto il giorno ed era un giorno di festa tra me, mia sorella e mio zio. Cominciavamo giorni prima a progettare e a profumare di vaniglia.

Questa notte ho sognato mio zio. Manca come a certe notti mancano le stelle e a Natale tengo tanto a quelle musiche, a quei profumi, di muschio, vaniglia, mandarino e torrone, perché me lo sento vicino, tra me e mia sorella a scaldarci il cuore e in ogni lucina, campanella e decorazione, penso che ho avuto anni di gioia e che non è mai stato bello solo perché fosse Natale, ma perché c’era chi ci teneva che sentissi la festa, quelle musiche e quei profumi.

CAVALLUCCI di APIRO

Ripieno:

  • 250 g di noci tritate
  • 100 g di nocciole tritate
  • scorza grattuggiata di un limone
  • uvetta
  • 200 g circa di pan grattato
  • cacao
  • caffè
  • rum
  • varnelli
  • 150 g di zucchero
  • 100 ml di sapa

Pasta:

  • 5 uova
  • 150 ml di olio di semi
  • varnelli
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • 50 g di zucchero
  • 500 g circa di farina 00

Procedimento:

La sera prima preparate il ripieno mescolando tutti gli ingredienti e riponeteo in frigo ad insaporire. La consistenza dovrà essere piuttosto umida perché il pan grattato assorbirà la sapa e il giorno dopo rischierebbe di essere troppo asciutto. Regolatevi di conseguenza, aggiungendo se necessario un po’ di sapa e/o liquori.

Quando il ripieno si sarà ben insaporito preparate la pasta che andrà stesa per qualche mm di spessore. Ricavate dei dischetti e riempiteli con il ripieno. Ottenete dei cannelloni e sigillateli ai bordi con una forchetta.

Infornate i vostri cavallucci a 180°C per circa 30 minuti (finché non saranno dorati) e poi lasciateli raffreddare. Potete cospargerli con Alchermes e zucchero per renderli ancora più dolci e colorati.

Io vi consiglio di consumarli il giorno seguente. I cavallucci infatti si conservano a lungo dentro a un sacchetto di palstica ben chiuso e diventano più buoni a distanza di un giorno o due e, anche per questo, sono perfetti da regalare durante le feste.
Ne esistono tante varianti, si può dire che ogni casa di Apiro e dintorni abbia la sua versione. E voi come li fate? 🙂

Torta soffice di Pere e cacao

Ho avuto un profondo momento di sconforto la scorsa settimana.
Senza un lavoro, immersa nella tesi, sola soletta con un gatto pestifero (sì, il piccoletto sta bene, ma è giusto un pelino iperattivo :S )… è arrivato un momento in cui mi sono sentita così stanca che non ho potuto fare altro che spegnere il pc. Ho preso così il micio (che stava cercando disperatamente di smontarmi la libreria) e mi sono messa a vagare per il giardino con a fianco il piccolo demonio che trotterellava sbranando foglie, legnetti e, per farla breve, ogni cosa.
L’aria fredda di novembre mi soffiava impietosa nei piensieri, il livore delle foglie mi ricordava l’inesorabile trascorrere del tempo mentre io me ne stavo lì, sola coi miei intimi tormenti. Rodger (così si chiama il piccolo pon pon del male) intanto preparava l’ennesivo crudele agguato, questa volta sperimentando le sue doti di provetto scalatore, ma io non mi curavo di lui… avevo troppo di cui tormentarmi. Dove mi avrebbe portato la mia tesi? Avevano avuto un senso gli ultimi due anni (quasi tre) spesi all’Università? Avrei mai più avuto due spicci in tasca? Intanto il male inesorabile scalava i rami e io, tapina, mi accucciavo mesta sotto alla pianta, scansando il flebile sole autunnale, come uno spettro cela la sua inconsisenza agli sguardi.

Una nube aggravò tetra la mia sofferenza e infine il mio occhio non seppe più tenere tutto il grave peso della mia anima, così Rodger decise allora che la mia immobile persona sarebbe stata il suo comodo cuscino, ad accogliere soffice un’immediata discesa. Ma il piccoletto è ancora ciacio, così, preparato il salto con la spinta, il piede cede, scivola, si aggrappa. Una pera sviene al tremito del ramo e mi centra in testa, proprio nel centro. Alzo il capo e il demonio sta lì, con la panza tonda, trattenuto dalle due zampe come un provetto Yury Chechi e infine cade e il mio naso ancora bene lo ricorda.

Preso per la collottola il piccolo mostro, col naso segnato da una cicatrice sanguinante per tutta la sua lunghezza e raccolta con l’altra mano pure la pera, me ne rimango un secondo a pensare: voglio star qui a farmi prendere a pere in testa o voglio disinfettarmi il naso, mettere in castigo il disgraziato e fare una bella torta di pere e cacao?

TORTA DI PERE E CACAO

Ingredienti

2 uova
120 g di zucchero
160 ml di latte (io ho usato latte scremato senza lattosio)
80 ml di olio di semi
50 g di fecola di patate
50 g di cacao in polvere
1 bustina di lievito per dolci
farina 00 (non so dirvi la quantità esatta perché ho fatto a occhio fino a raggiungere una consistenza cremosa, né liquida né soda)
2 pere
un bicchierino di liquore all’anice

Procedimento

-Ho prima di tutto unito uova e zucchero e li ho sbattutti fino a ottenere un composto bianco e spumoso;

-Ho poi aggiunto latte e olio e ho continuato a miscelare gli ingredienti;

-Ho setacciato nell’impasto fecola, cacao, farina, e lievito e vi ho poi versato il bicchierino di liquore all’anice (non aggiungete mai i liquori direttamente insieme alle uova!)

-Ho tolto la buccia alle pere e le ho tagliate a fettine sottili. Qualche pezzettino l’ho aggiunto all’impasto, il resto l’ho usato per guarnire la torta una volta messa nello stampo.

La cottura è a 180°C per circa 40 minuti.

p.s. Ho aggiornato il post di Halloween con le foto, se ve lo siete perso eccolo qui

Una cena per Halloween

Te se rizzn i pei a gic d sera
ma la nott riva prest
p’aprì a novembr ‘l porton
colmò passn i spifferi e col vent le foi
e armani sotta i lampioni
giacci lumini for d’i scuron
Nebbia e guazza, n’occhi big che t v’arda
mentr ch t’inciampi e rompi na trocca
secca d’ radc e pregna d torba.

Giù pe’l pozz na voc
e na nottla ntla piazza.

Bocca oltr sotta l’arc e archiappa la via
cova Sprvengl a Fratt e quant passi t pia,
dietra la fratta,
oltr pla curva,
sotta la cerqua,
nten mezz d’l’incroc
quatt quatt t nasa

È ner com el bobo
tira via a gi a casa.

Ogni anno ad Halloween scelgo un tema e poi organizzo una cena insieme a mia sorella e al mio compagno. Abbiamo negli anni fatto una cena a tema “cannibalismo”, una per i”fantasmi”, lo scorso anno per le “streghe” e quest’anno ho pensato più in generale di pensare alla tradizione quindi un Halloween che fosse più Samhain .

La cena sarà questa sera, per cui caricherò poi le foto, vi anticipo però il menù dedicato all’ingrediente più caratteristico di questa festa: la zucca;)

  • Crostini di pane ai cereali con patè di fagioli neri
  • Ravioli di zucca
  • Zucca ripiena
  • Torta di zucca
  • Brulè di mele

Patè di fagioli neri


Ho messo in ammollo i fagioli neri la sera prima e poi li ho cotti con brodo, una foglia di alloro e rosmarino. Li ho cotti per circa un’ora poi li ho frullati con noci, semi di zucca tostati e una noce di burro. Il risultato è stato un patè cremoso da spalmare sopra il pane tostato.

Ravioli di zucca

Avendo intagliato la zucca (mantovana) mi è avanzato circa 1 kg di polpa, l’ho quindi cotta al vapore per realizzare poi una purea che ho usato per un terzo nella pasta all’uovo che ho steso a mano (ma se volete potete usare tranquillamente la macchinetta).
La restante purea l’ho usata per il ripieno. Per realizzarlo ho seguito questa ricetta che avevo visto tempo fa ed era da tanto che volevo provare 😛

Zucca ripiena

-La zucca mantovana mi è servita principalmente per questa preparazione.
Ingredienti:
– 5oo g di spezzatino
– 300 g di zucca
– 200 g di patate
– 4 funghi champignon
– 2 cucchiai di farina
– vino
– cipolla, carota e sedano per soffritto
– olio d’oliva
-brodo q.b.

In un filo d’olio, fate appassire lentamente il trito di cipolla, carota e sedano, intanto tagliate la carne e dopo circa una decina di minuti aggiungetela al soffritto.
Mantenete il fuoco basso: la carne dovrà cuocere lentamente.
Aggiungete i due cucchiai di farina setacciata e continuate a far rosolare.
Fate sfumare con un po’ di vino e aggiungete poi un mestolo di brodo. Salate e chiudete la pentola. Lasciate cuocere controllando di tanto in tanto se necessita di altro brodo.
Dopo circa mezz’ora potrete aggiungere le patate tragliate a dadini, i funghi e poi la zucca (in ultimo perché ha bisogno di poco tempo per cuocere).

La polpa di zucca l’ho ottenuta intagliando la mantovana che, una volta svuotata ho messo in forno per una quarantina di minuti a 180°C (a seconda della grandezza e del tipo di zucca potrebbe volerci più o meno tempo).

A cottura ultimata ho messo lo spezzatino nella zucca per una presentazione ad effetto 😉

Torta di zucca

Per la torta di zucca vi rimando a questo blog perché la ricetta mi è piaciuta molto e il risultato è stato ottimo: una torta soffice, con la giusta dolcezza, ottima anche il giorno dopo per fare colazione 😀

Brulè di mele

I miei genitori sono stati in vacanza in Trentino tempo fa e mi hanno portato una buonissima bottiglia di succo di mele allo zenzero. Le mele sono un alimento importantissimo nella tradizione di questa festa, così ho pensato di abbinare le mele ai miei nuovi calici di terracotta in una bevanda calda perfetta per i primi freddi di questi giorni, adatta a grandi e bambini. Il procedimento è lo stesso del Vin Brulè, solo che al posto del vino ho messo a bollire il succo di mele ( in questo caso allo zenzero) più spezie varie come cannella, chiodi di garofano e anice.

E voi? Con quali ricette avete festeggiato questa serata? Fatemi sapere 😛

Buon Halloween e buon divertimento 😉

Biscotti al mosto e anice

Mosto e anice e fuori la pioggia.
Il ticchettìo e le foglie ripiegate verso terra. Stivali di gomma, sottovasi ricolmi e nuvole spente.
Si farà giorno domani, perché oggi si fa ottobre e ottobre è livido, come un’ammaccatura, un ramo secco, un grappolo.
Mi restano calde le mani, nonostante la penombra fredda, di taglio, fra gli scuri e l’odore dolce di mosto e anice e fuori la pioggia.

___

Avrei voluto scrivere dei più tradizionali maritozzi col mosto, deliziosi in questo periodo,da gustare con la crema di nocciole. Invece ho avuto poco tempo e ho dovuto trovare una ricetta più veloce per raccontarvi le mie suggestioni sul mosto e ottobre. Ho pensato a dei biscotti che sono venuti buonissimi e con un aspetto e un sapore decisamente rustici. Provare per credere 🙂

Ricetta:

  • 2 uova
  • 100 g di zucchero di canna
  • 80 ml di olio di semi di girasole
  • 1 bicchiere di mosto
  • vanillina
  • semi di anice q.b.
  • 500 g di farina tipo 2
  • 1/2 bustina di lievito per dolci

Procedimento:
mescolate gli ingredienti aggiungendo per ultimo il lievito per dolci poi, dopo aver preparato le teglie per riporre i biscotti, date all’impasto la forma che più preferite. Io ho realizzato delle semplicissime ciambelline come potete vedere in foto 🙂
Una volta realizzati i biscotti al mosto e anice, infornateli a 180°C finché non saranno dorati (ci vorranno una decina di minuti circa).

Per i miei biscotti al mosto e anice ho preferito la farina tipo 2 del Molino Paolo Mariani, una farina che preferisco per molte mie preparazioni, dal pane alla pizza, per dar loro un gusto più ricco che a casa mia piace molto, ma potete anche optare per una più classica farina 00.

P.S. Nel mio ultimo articolo ho raccontato dei cuccioli abbandonati che ho trovato dietro casa mia.
Purtroppo il più piccolino dei due non ce l’ha fatta.
Nonostante il dispiacere e nonostante tutto quello che ha passato, il secondo trovato è ancora con noi.
Stiamo ancora cercando un nome e si accettano suggerimenti 😉 😀

Pastarelle con l’ammoniaca

Fame e tenerezza

Chiamava forte, ma perfino l’erba era più alta della sua coda e fra le stelle del venerdì sera a poco a poco si quietava. Ogni tanto, quando la forza tornava,riprendeva a chiamare e tra la terra mossa dell’orto incespicava. Gli occhietti erano più neri della notte appena trascorsa e a volte capitavano ombre, poi un po’ alla volta più niente. Per tutto il sabato aveva traballato cercando di scaldarsi sotto la luce del sole e solo nel pomeriggio, passeggiando persa nei miei pensieri, avevo colto quel richiamo che lontano mi era sembrato di sentire appena la sera prima.
Stava, abbandonato a se stesso, vicino a una vecchia capanna, un piccolo batuffolo bianco e nero, magro e infreddolito, con gli occhietti chiusi dalla malattia. Nonostante la cecità mi aveva trovata, e ora non miagolava più rivolto verso il cielo arrampicandosi in vano sull’erba, ma seguiva forse la mia ombra, o forse la mia sorpresa, arrampicandosi sulle mie scarpe. Quando finalmente ha smesso di miagolare a gran voce, nel silenzio di un momento di assoluta gratitudine verso il calore del mio corpo, ho sentito l’altro flebile richiamo. Un fratellino.
Stava sotto le assi della capanna. Incapace di uscire, forse incastrato, forse spaventato, forse troppo debole.
Siamo riusciti a liberarlo solo domenica mattina, dopo una lunga notte trascorsa al freddo.
Un corpicino scosso solo da brividi e silenzio, con lo sguardo socchiuso da radi respiri. Si è stretto alla borsa dell’acqua calda come a una mamma, tornando a poco a poco al suo corpo.
Ho trascorso la settimana tra latte in polvere e miagolii e allattare all’inizio è stata un’impresa. A insegnarmi come dovevo fare è stato il secondo gattino, quello che abbiamo estratto da sotto le assi. Non dovevo aver fretta, dovevo dargli il tempo di trovare il suo posto tra le braccia, di sentire gli odori, di farsi voler bene e poi potevano mangiare, con sempre più entusiasmo, con sempre più vita.
Oggi il primo piccolino è dal veterinario. La malattia agli occhietti e la sua magrezza lo hanno spossato al limite nonostante le cure. Ha speso tutte le sue forze per chiamarmi, facendo la voce più grande del suo corpicino perché sentissi lui e il suo fratellino. Mi si è rannicchiato sul collo facendo le fusa e così, piccolo piccolo com’era, mi ha fatto il cuore più grande. Spero ce la faccia.
Preparando il latte in polvere per dargli un po’ di forza mi è venuta in mente mia mamma. Chissà che fatica crescere due gemelle se per me già è stata una lotta d’amore e pazienza giostrarmi per una settimana con due gattini! Che grande cosa l’amore!
Avete presente l’espressione “nutrire un affetto”? Io la trovo più che perfetta. L’affetto non è una cosa astratta, è un qualcosa che ti senti nel corpo, che cresce, si nutre… ma con cosa?
Penso a qualcosa di leggero, di semplice. Bastano pochi ingredienti e mia mamma lo sa. Per questo se penso a una ricetta che esprima tenerezza mi torna in mente la sua dose per dei biscotti da inzuppo che adoro. Ve la lascio di seguito 🙂

Pastarelle con l’ammoniaca

Ingredienti:

  • 5 uova
  • 25 g di ammoniaca
  • 300 g di zucchero
  • 1 bicchiere di latte
  • 600 g ca. di farina 00 (la quantità è indicativa, non ho una dose precisa, faccio sempre a occhio! Le pastarelle devono raggiungere una consistenza piuttosto molle senza rimanere troppo liquide)

Procedimento:

Le pastarelle con l’ammoniaca sono semplicissime da preparare.
Basterà unire gli ingredienti. All’ultimo aggiungo ammoniaca e farina, un po’ alla volta fino ad avere un impasto abbastanza molle, dopodiché mi aiuto con un cucchiaio ponendo l’impasto delle pastarelle all’ammoniaca su una teglia coperta di carta forno.
Le pastarelle vanno lasciate ben distanziate perché cresceranno parecchio in forno.
Ho cosparso le mie pastarelle all’ammoniaca con zuccherini colorati, ma potete ricoprirle con un po’ di zucchero semolato o granella a seconda dei vostri gusti.
Io le cuocio a 180°C per pochi minuti, finché non sono gonfie e dorate.
Lasciate raffreddare.
Sono perfette da inzuppare a colazione nel latte, sono quindi un ottimo dolce se avete dei bimbi 🙂

Se volete potete aggiungere un po’ di scorza di limone per aromatizzare l’impasto o tentare tantissime altre varianti!

E voi? Con quale ricetta “nutrite la tenerezza”?

Ciambellone marchigiano e crema di nocciole

Abbiamo preso un divano nuovo. È semplice, bianco e a due posti. Non un divano letto, non una penisola, niente schienali reclinabili e niente poggia piedi. Solo un divano, ma la sala ora è tutta un’altra stanza. Sempre piccola e piena di libri, ma più luminosa e soprattutto più comoda. Appoggiare la schiena mentre si legge, mentre si guarda un film, mentre si chiacchiera è un ottimo presupposto. Stare comodi mentre si fa qualcosa che ci piace è fondamentale, perché non si disperde energia ad aggiustarsi, a rigirarsi e spostarsi in continuazione. Ci si concentra completamente su ciò che si sta facendo. Quindi un divano nuovo ci voleva.
Così abbiamo salutato agosto preparando il nostro nido per l’autunno che a breve arriverà. Non fraintendetemi, non ho fretta che il freddo arrivi! Non sono una di quelle persone che odiano l’estate perché è caldo e l’inverno perché è freddo. Ogni stagione ha il suo perché, ma settembre per me è il mese dei cambiamenti e delle riprese. È il mese in cui si ricomincia, si ritrovano le routine spezzate dall’estate e gli impegni lasciati in sospeso. È il mese degli scoiattoli operosi che raccolgono le scorte per l’inverno, così anche io entro ed esco dalla mia tana con bracciate di nocciole e se anche voi ne avete in giardino fate come me:

CREMA DI NOCCIOLE

  • 150 g di nocciole sgusciate e poi tostate
  • 2 cucchiai di zucchero a velo
  • 100 g di cioccolato (io preferisco il fondente)
  • 2 cucchiai di cacao  
  • latte di soia (quanto basta a raggiungere la densità desiderata)

La mia crema di nocciole non è certo come la ben nota Nutella. Io la preferisco più amara, infatti uso il fondente e poi non aggiungo olio perché, una volta scaldate, le nocciole mi danno tutta la parte grassa che mi serve. Uso anche il latte di soia piuttosto che quello intero perché sono intollerante, quindi probabilmente la mia versione è più indicata per chi segue una dieta, ma se fate un giro per il web ne troverete tantissime varianti, alcune più golose, lo ammetto, ma a me pare che questa faccia risaltare di più il sapore delle nocciole e del fondente, ma non si conserva come le creme a base di olio in quanto fatta con il latte quindi la consiglio se come me la volete usare subito.

Frullate le nocciole e unitele al cioccolato sciolto a bagnomaria. A questo punto ho aggiunto lo zucchero, il cacao e a poco a poco il latte mescolando per evitare grumi e amalgamare il tutto. Raggiunta la consistenza cremosa desiderata, lasciatela freddare.

Come ho scritto sopra, la mia intenzione era di utilizzare subito questa crema alle nocciole, perché qua nelle Marche abbiamo un ciambellone rustico ripieno fantastico. Se non volete preparare la crema di nocciole potete utilizzarne tranquillamente una già pronta o perché no? Anche una marmellata. Il risultato sarà comunque ottimo.

Il ciambellone marchichiano trae in inganno con il suo nome, perché in realtà non ha né la consistenza, né la forma di un ciambellone. Si avvicina di più ad una crostata come consistenza e a un rotolo come forma. Di solito faccio a occhio con gli ingredienti ma più o meno le dosi sono queste:

CIAMBELLONE RIPIENO MARCHIGIANO

  • 2 uova
  • 120 g di zucchero semolato
  • 80 g di olio di semi di mais (oppure 100 g di burro)
  • 100 ml di latte (come sempre ho usato quello di soia, ma andrà benissimo anche quello intero)
  • 450 g di farina 00
  • vanillina
  • una bustina di lievito
  • crema di nocciole (tipo Nutella) per farcire
  • zuccherini per decorare

Unendo semplicemente tutti gli ingredienti e lavorandoli velocemente con le mani, otterrete un panetto liscio e sodo. Consiglio di aggiungere la farina a poco a poco finché non troverete la consistenza che più vi soddisfa e se usate il burro non scaldatelo troppo con le mani! Le regole sono le stesse della frolla.
A questo punto mettete l’impasto su una spianatoia e stendetelo a forma rettangolare per un cm di spessore con il mattarello.  
Per agevolare la fase successiva mettete il vostro rettangolo su un foglio di carta forno.

Ora prendete la crema di nocciole e spalmatela generosamente al centro del vostro rettangolo di pasta lasciando una cornice di circa di due centimetri.
Ora siamo alla fase più delicata. Quello che dovete ottenere è un filoncino quindi dovrete chiudere il lato lungo del rettangolo. Alzandolo con la carta forno che avete messo sotto, l’operazione sarà più facile e non rischierete di rompere la pasta.  Una volta chiuso, premete bene ai bordi perché non esca il ripieno in fase di cottura.

Spennellate il vostro ciambellone marchigiano ripieno con del latte e cospargetelo di zuccherini e infornatelo a 180°C in forno ventilato per circa 30 minuti.

Una volta raffreddato sarà perfetto a colazione!
Noi ce lo siamo gustato accomodati sul nostro divano nuovo in una domenica di pieno di relax.


Come sempre fatemi sapere se avete provato questo dolce e se avete consigli, aggiustamenti o varianti 🙂