Un pezzo di pane

L’estate senza scuola, l’estate a casa. Il sole aperto sui mattoni e l’erba fresca sotto al gelso. Ci richiamava il campanile del Convento dai giochi, dal piazzale ancora non asfaltato, mescolandosi alla voce del balcone, quella voce che ricordo e che ora non sento più.
Così io e mia sorella saliamo le scale. Un po’ ci rincorriamo, ma solo un poco perché mia sorella corre a fatica, zoppica appena e con la sinistra già cerca la mia mano destra, così saliamo tenendoci e affrettandoci davanti al portone. Se già non lo hai sentito uscire dalla finestra era solo perché eri presa dal gioco e non ti volevi accorgere di mezzogiorno, ma il profumo ha già riempito ogni cosa perché è da ore che si rigira nel cucinotto sobbollendo appena. 

Tra mezz’ora babbo e mamma torneranno dal lavoro. Il tempo di mangiare, lavare i piatti e ripartire.

C’è ancora la sala, la stanza dei giochi. Io e mia sorella siamo ancora bambine e aspetteremo lì che tutti ritornino per pranzo, perché la stanza è fresca: la grande tenda bianca svolazza appena dando sul retro della casa e lì il sole arriverà solo più tardi. Disegneremo un poco sul grande tavolo rotondo che ancora ci accoglie a casa di mio zio, dove ancora riconosco i vecchi muri, anche quelli abbattuti e le vecchie porte che si aprono solo sui ricordi e non più sul vecchio ingresso.

La voce che ricordo, buona e paziente, ancora ci chiama e il profumo ci prende per la vita. Giocare mette una gran fame. La felicità e la serenità mettono una gran fame, ma il pane fresco è già tagliato e il sugo è ormai pronto. Ora lo chiamiamo aperitivo, ma più di vent’anni fa era un segreto tra me, mia sorella e quella voce silenziosa che ci strizzava l’occhio, rubava il ragù al pranzo e ce ne metteva un poco, soffiando, sul pane. 

Passeranno tante altre estati, suoneranno per anni le campane del vecchio Convento e cambieranno le cose, entrerò e uscirò con mia sorella per così tante volte dalla porta del cucinotto incontrando quelle voci che ora mi mancano tanto e poi ci saranno altri luoghi e altre estati, nuove età… ma ancora strizzerò l’occhio in segreto, rubando un po’ di sugo al pranzo per dare un pezzo di pane ancora fresco, ancora caldo e ancora buono, a tutti i miei ricordi.

Grazie a tutti per gli aguri di ieri , di buon compleanno, a me e a mia sorella ❤

2 pensieri riguardo “Un pezzo di pane

  1. Io mi ricordo merende gustosissime col pane fresco fatto da mia non a e l’olio della sua campagna. Sale e un pizzico di pecorino stagionato a casa. Poi a volte d’estate pane e pomodoro fresco e succoso oppure pane e olive “passuluna”. Era veramente una vita di sapori veri. Adesso il pane è plastica e il pomodoro acqua. Mia nonna non c’è più e meno male per lei perchè sarebbe schifata dal cibo dei supermercati. Ormai abbiamo perso tutto 🙁

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    1. Purtroppo hai ragione. Da noi il pane si fa in casa e la verdura la prendiamo dall’orto di mia mamma. Quando le piante sono cariche di frutta non si butta via nulla e si fa la confettura. Abbiamo la fortuna di stare in campagna e così possiamo permetterci di avere uova fresche,
      olio di nostra produzione e carne controllata.
      I sapori sono storie, vanno vissuti e non solo mangiati.

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