Gnocchi con formaggi, pera angelica e noci

L’aria è fresca perché respira sulla pella accaldata d’agosto, ma a noi piace questo sole che a tratti scompare e poi si riapre sulle nostre teste come una tenda bianca di lenzuola stese in movimento.

Sarà l’ultimo pranzo in giardino di quest’anno perché settembre si porta per cappello una nuvola e già la terra profuma di funghi e il noce si scrolla di dosso la chioma mentre stiamo qua sotto a parlare.

Ho ricominciato a studiare. La tesi si prenderà il tempo che le serve. Tutto l’autunno e chissà che ne farà dell’inverno, ma per questa piccola estate che ancora per una domenica illumina il prato, tengo i libri sul ripiano e mi sveglio presto per impastare. Ho mosso così il pane di buona mattina, stropicciandolo e stirandolo come si fa ad un corpo che si sveglia.

Con calma il mio compagno ha acceso il forno a legna e verso le 11 aveva già infornato il pane con l’arrosto e le patate.

Per dolce avevo già pronto il ciambellone marchigiano che vi ho già raccontato.

Il forno è una festa a casa mia. Lo era quando stavo a Fratte Rosa e lo è ora che sto a Pergola, come lo era per i miei nonni e per i miei genitori. Il forno a legna è pazienza, calore, mano, ma è anche laborioso e uno spazio ampio, per cui non si accende mai per poca roba. Quando si decide di usarlo è per stare insieme e poi il pane viene buonissimo, così ne approfitto sempre e ne faccio di più, per tutta la settimana.

Quello che più mi ha dato soddisfazione però, e che più di tutto ha fatto settembre in un unico piatto, è stato il primo.

Avevo delle patate così ho preparato gli gnocchi e per condirli ho usato, gorgonzola, parmigiano e taleggio disciolti in una golosissima crema e cosparsi di lamelle di Pere Angelica della vicina Serrungarina (PU). Si tratta di un frutto dolce e delicato, salvato dall’estinzione dalla perseveranza dei produttori locali che, riconoscendone le qualità, l’hanno difesa dalla scomparsa. La Pera Angelica, questa piccola macchia di colore gialla e rossa, cosparsa con una croccante granella di noci, si è armonizzata alla perfezione alla sapidità della crema di formaggi.

La padella dei nostri gnocchi con formaggi, pera angelica e noci, ne è uscita svuotata e ben ripulita e oggi, durante questa breve pausa studio in cui ho deciso di scrivere questo post, la pera angelica mi ha fatto da merenda rievocando l’inaspettata delicatezza di questo piatto che, nei suoi colori, somigliava alle nuvole bianche che questa domenica ci attraversavano quiete.

Un pezzo di pane

L’estate senza scuola, l’estate a casa. Il sole aperto sui mattoni e l’erba fresca sotto al gelso. Ci richiamava il campanile del Convento dai giochi, dal piazzale ancora non asfaltato, mescolandosi alla voce del balcone, quella voce che ricordo e che ora non sento più.
Così io e mia sorella saliamo le scale. Un po’ ci rincorriamo, ma solo un poco perché mia sorella corre a fatica, zoppica appena e con la sinistra già cerca la mia mano destra, così saliamo tenendoci e affrettandoci davanti al portone. Se già non lo hai sentito uscire dalla finestra era solo perché eri presa dal gioco e non ti volevi accorgere di mezzogiorno, ma il profumo ha già riempito ogni cosa perché è da ore che si rigira nel cucinotto sobbollendo appena. 

Tra mezz’ora babbo e mamma torneranno dal lavoro. Il tempo di mangiare, lavare i piatti e ripartire.

C’è ancora la sala, la stanza dei giochi. Io e mia sorella siamo ancora bambine e aspetteremo lì che tutti ritornino per pranzo, perché la stanza è fresca: la grande tenda bianca svolazza appena dando sul retro della casa e lì il sole arriverà solo più tardi. Disegneremo un poco sul grande tavolo rotondo che ancora ci accoglie a casa di mio zio, dove ancora riconosco i vecchi muri, anche quelli abbattuti e le vecchie porte che si aprono solo sui ricordi e non più sul vecchio ingresso.

La voce che ricordo, buona e paziente, ancora ci chiama e il profumo ci prende per la vita. Giocare mette una gran fame. La felicità e la serenità mettono una gran fame, ma il pane fresco è già tagliato e il sugo è ormai pronto. Ora lo chiamiamo aperitivo, ma più di vent’anni fa era un segreto tra me, mia sorella e quella voce silenziosa che ci strizzava l’occhio, rubava il ragù al pranzo e ce ne metteva un poco, soffiando, sul pane. 

Passeranno tante altre estati, suoneranno per anni le campane del vecchio Convento e cambieranno le cose, entrerò e uscirò con mia sorella per così tante volte dalla porta del cucinotto incontrando quelle voci che ora mi mancano tanto e poi ci saranno altri luoghi e altre estati, nuove età… ma ancora strizzerò l’occhio in segreto, rubando un po’ di sugo al pranzo per dare un pezzo di pane ancora fresco, ancora caldo e ancora buono, a tutti i miei ricordi.

Grazie a tutti per gli aguri di ieri , di buon compleanno, a me e a mia sorella ❤