Pastarelle con l’ammoniaca

Fame e tenerezza

Chiamava forte, ma perfino l’erba era più alta della sua coda e fra le stelle del venerdì sera a poco a poco si quietava. Ogni tanto, quando la forza tornava,riprendeva a chiamare e tra la terra mossa dell’orto incespicava. Gli occhietti erano più neri della notte appena trascorsa e a volte capitavano ombre, poi un po’ alla volta più niente. Per tutto il sabato aveva traballato cercando di scaldarsi sotto la luce del sole e solo nel pomeriggio, passeggiando persa nei miei pensieri, avevo colto quel richiamo che lontano mi era sembrato di sentire appena la sera prima.
Stava, abbandonato a se stesso, vicino a una vecchia capanna, un piccolo batuffolo bianco e nero, magro e infreddolito, con gli occhietti chiusi dalla malattia. Nonostante la cecità mi aveva trovata, e ora non miagolava più rivolto verso il cielo arrampicandosi in vano sull’erba, ma seguiva forse la mia ombra, o forse la mia sorpresa, arrampicandosi sulle mie scarpe. Quando finalmente ha smesso di miagolare a gran voce, nel silenzio di un momento di assoluta gratitudine verso il calore del mio corpo, ho sentito l’altro flebile richiamo. Un fratellino.
Stava sotto le assi della capanna. Incapace di uscire, forse incastrato, forse spaventato, forse troppo debole.
Siamo riusciti a liberarlo solo domenica mattina, dopo una lunga notte trascorsa al freddo.
Un corpicino scosso solo da brividi e silenzio, con lo sguardo socchiuso da radi respiri. Si è stretto alla borsa dell’acqua calda come a una mamma, tornando a poco a poco al suo corpo.
Ho trascorso la settimana tra latte in polvere e miagolii e allattare all’inizio è stata un’impresa. A insegnarmi come dovevo fare è stato il secondo gattino, quello che abbiamo estratto da sotto le assi. Non dovevo aver fretta, dovevo dargli il tempo di trovare il suo posto tra le braccia, di sentire gli odori, di farsi voler bene e poi potevano mangiare, con sempre più entusiasmo, con sempre più vita.
Oggi il primo piccolino è dal veterinario. La malattia agli occhietti e la sua magrezza lo hanno spossato al limite nonostante le cure. Ha speso tutte le sue forze per chiamarmi, facendo la voce più grande del suo corpicino perché sentissi lui e il suo fratellino. Mi si è rannicchiato sul collo facendo le fusa e così, piccolo piccolo com’era, mi ha fatto il cuore più grande. Spero ce la faccia.
Preparando il latte in polvere per dargli un po’ di forza mi è venuta in mente mia mamma. Chissà che fatica crescere due gemelle se per me già è stata una lotta d’amore e pazienza giostrarmi per una settimana con due gattini! Che grande cosa l’amore!
Avete presente l’espressione “nutrire un affetto”? Io la trovo più che perfetta. L’affetto non è una cosa astratta, è un qualcosa che ti senti nel corpo, che cresce, si nutre… ma con cosa?
Penso a qualcosa di leggero, di semplice. Bastano pochi ingredienti e mia mamma lo sa. Per questo se penso a una ricetta che esprima tenerezza mi torna in mente la sua dose per dei biscotti da inzuppo che adoro. Ve la lascio di seguito 🙂

Pastarelle con l’ammoniaca

Ingredienti:

  • 5 uova
  • 25 g di ammoniaca
  • 300 g di zucchero
  • 1 bicchiere di latte
  • 600 g ca. di farina 00 (la quantità è indicativa, non ho una dose precisa, faccio sempre a occhio! Le pastarelle devono raggiungere una consistenza piuttosto molle senza rimanere troppo liquide)

Procedimento:

Le pastarelle con l’ammoniaca sono semplicissime da preparare.
Basterà unire gli ingredienti. All’ultimo aggiungo ammoniaca e farina, un po’ alla volta fino ad avere un impasto abbastanza molle, dopodiché mi aiuto con un cucchiaio ponendo l’impasto delle pastarelle all’ammoniaca su una teglia coperta di carta forno.
Le pastarelle vanno lasciate ben distanziate perché cresceranno parecchio in forno.
Ho cosparso le mie pastarelle all’ammoniaca con zuccherini colorati, ma potete ricoprirle con un po’ di zucchero semolato o granella a seconda dei vostri gusti.
Io le cuocio a 180°C per pochi minuti, finché non sono gonfie e dorate.
Lasciate raffreddare.
Sono perfette da inzuppare a colazione nel latte, sono quindi un ottimo dolce se avete dei bimbi 🙂

Se volete potete aggiungere un po’ di scorza di limone per aromatizzare l’impasto o tentare tantissime altre varianti!

E voi? Con quale ricetta “nutrite la tenerezza”?

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