A tirarmi via dal sonno è stato il caldo.
Poco dopo l’alba la terra è ancora fresca, più fresca delle pareti e degli scuri serrati, così sono uscita.
Ho dato l’acqua alle rose, ai fiori, al gelsomino e al giovane melograno dietro casa e intanto si allargava il giorno.
Ho fatto il caffè, ma non è stato sabato mattina fino al primo bacio.
Ora lui è fuori a tagliare l’erba e dalle finestre aperte entra l’odore della menta e somiglia alla bontà della mia lettura: “ Diverso era ora l’ardore del sole sulla pelle, il refrigerio dell’ombra nel bosco, diverso il gusto dell’acqua nei ruscelli e nei pozzi, il sapore delle zucche e delle banane. Brevi erano i giorni, brevi le notti, ogni ora volava via rapida come vela sul mare, e sotto la vela una barca carica di tesori, piena di gioia.” (H. Hesse, Siddhartha, ed. Adelphi)


Hermann, oh che amico fidato fu per la mia adolescenza! Lui e Thomas Mann e George Eliot e Forster e Woolf e Poe e tanti altri amici veri e reali che parlavano al mio cuore in modo sincero. Amici che porto sempre con me. Nelle loro parole ritrovano la mia vita e la mia sofferenza e mi consolavo di non poter aver altre opere loro da leggere. Tra i tempi del liceo e l’università accumulai 3 mila libri ( che per la mia dolce metà servivano solo da bruciare in caso di freddo) e per mia madre un problema per la polvere. Ora li tengo chiusi nelle scatole perchè intralciano sempre e danno fastidio. Sì, danno fastidio più i libri che tutte le cianfrusaglie e gli attrezzi suoi nei vari garage. 😐
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I libri sono come le persone. Occupano spazio, invecchiano e si raccolgono la polvere addosso, ma a conoscerne certe lo spazio s’espande, l’età non ha tempo e lo strato di polvere è quello che è: più leggera di un soffio 🙂
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