Ho avuto un profondo momento di sconforto la scorsa settimana.
Senza un lavoro, immersa nella tesi, sola soletta con un gatto pestifero (sì, il piccoletto sta bene, ma è giusto un pelino iperattivo :S )… è arrivato un momento in cui mi sono sentita così stanca che non ho potuto fare altro che spegnere il pc. Ho preso così il micio (che stava cercando disperatamente di smontarmi la libreria) e mi sono messa a vagare per il giardino con a fianco il piccolo demonio che trotterellava sbranando foglie, legnetti e, per farla breve, ogni cosa.
L’aria fredda di novembre mi soffiava impietosa nei piensieri, il livore delle foglie mi ricordava l’inesorabile trascorrere del tempo mentre io me ne stavo lì, sola coi miei intimi tormenti. Rodger (così si chiama il piccolo pon pon del male) intanto preparava l’ennesivo crudele agguato, questa volta sperimentando le sue doti di provetto scalatore, ma io non mi curavo di lui… avevo troppo di cui tormentarmi. Dove mi avrebbe portato la mia tesi? Avevano avuto un senso gli ultimi due anni (quasi tre) spesi all’Università? Avrei mai più avuto due spicci in tasca? Intanto il male inesorabile scalava i rami e io, tapina, mi accucciavo mesta sotto alla pianta, scansando il flebile sole autunnale, come uno spettro cela la sua inconsisenza agli sguardi.
Una nube aggravò tetra la mia sofferenza e infine il mio occhio non seppe più tenere tutto il grave peso della mia anima, così Rodger decise allora che la mia immobile persona sarebbe stata il suo comodo cuscino, ad accogliere soffice un’immediata discesa. Ma il piccoletto è ancora ciacio, così, preparato il salto con la spinta, il piede cede, scivola, si aggrappa. Una pera sviene al tremito del ramo e mi centra in testa, proprio nel centro. Alzo il capo e il demonio sta lì, con la panza tonda, trattenuto dalle due zampe come un provetto Yury Chechi e infine cade e il mio naso ancora bene lo ricorda.
Preso per la collottola il piccolo mostro, col naso segnato da una cicatrice sanguinante per tutta la sua lunghezza e raccolta con l’altra mano pure la pera, me ne rimango un secondo a pensare: voglio star qui a farmi prendere a pere in testa o voglio disinfettarmi il naso, mettere in castigo il disgraziato e fare una bella torta di pere e cacao?

TORTA DI PERE E CACAO
Ingredienti
2 uova
120 g di zucchero
160 ml di latte (io ho usato latte scremato senza lattosio)
80 ml di olio di semi
50 g di fecola di patate
50 g di cacao in polvere
1 bustina di lievito per dolci
farina 00 (non so dirvi la quantità esatta perché ho fatto a occhio fino a raggiungere una consistenza cremosa, né liquida né soda)
2 pere
un bicchierino di liquore all’anice
Procedimento
-Ho prima di tutto unito uova e zucchero e li ho sbattutti fino a ottenere un composto bianco e spumoso;
-Ho poi aggiunto latte e olio e ho continuato a miscelare gli ingredienti;
-Ho setacciato nell’impasto fecola, cacao, farina, e lievito e vi ho poi versato il bicchierino di liquore all’anice (non aggiungete mai i liquori direttamente insieme alle uova!)
-Ho tolto la buccia alle pere e le ho tagliate a fettine sottili. Qualche pezzettino l’ho aggiunto all’impasto, il resto l’ho usato per guarnire la torta una volta messa nello stampo.
La cottura è a 180°C per circa 40 minuti.
p.s. Ho aggiornato il post di Halloween con le foto, se ve lo siete perso eccolo qui





